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Economia

Crisi del commercio: le strategie d’uscita

Di Redazione16 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Basteranno i saldi a rimettere in moto il commercio?

Basteranno i saldi a rimettere in moto il commercio?

Sono 860 le persone coinvolte in situazioni di crisi nel settore del commercio e terziario in provincia di Bergamo e 58 le aziende che hanno adottato o richiesto intervento di ammortizzatori sociali (CIGS, cassa in deroga o mobilità quelli permessi al settore), che occupavano all’inizio dell’anno oltre 1300 lavoratori. È questo il dato che emerge dall’intervento di Alberto Citerio durante la conferenza stampa che la Fisascat ha tenuto questa mattina nella sede della Cisl provinciale.

“Si tratta di una situazione molto pesante – ha spiegato Citerio – che in qualche modo riusciamo a arginare grazie allo strumento della Cassa in deroga regionale, fortemente voluto dalla Cisl, senza il quale al settore terziario mancherebbe ogni forma si ammortizzatore sociale”. Il segretario generale della Fisascat di Bergamo, insieme a Fiorenzo Fiorot (della segreteria nazionale) e a Diego Lorenzi (segretario generale aggiunto della Fisascat Lombardia), ha poi sottolineato l’importanza del Patto per il terziario, firmato da tutte le associazioni del settore (Filcams compresa, nonostante lo “strappo” sul contratto nazionale), con il quale “si costruiscono strategie per affrontare la crisi, impegnando tutte le parti a mantenere i livelli occupazionali e le retribuzioni attraverso la riduzione del costo del lavoro, aprendo tavoli negoziali a livello territoriale”.

“Così – ha rimarcato anche Fiorot – la Filcams Cgil ha riconosciuto la qualità del lavoro fatto per la firma del contratto nazionale, che loro non avevano approvato”. “Con questo documento – ha affermato Lorenzi – il terziario e il turismo possono tornare a essere gli strumenti adeguati per uscire dalla crisi”. “Potrà accedere anche per val Seriana e val Brembana – conclude Citerio – con una rivoluzione che parta però dal basso, con progetti mirati e contro le grandi speculazioni, non modellate sul territorio”.

Intanto sul versante macroecomico c’è da segnalare che la pressione fiscale nel 2009 sarà in aumento di oltre mezzo punto: salirà dal 42,8 al 43,4 per cento. Inizierà a scendere dal 2010 arrivando al 43 per cento, e in ciascuno degli anni 2011-2012 e 2013 scenderà ancora tornando ai livelli del 2008. E’ quanto si legge nel Dpef 2010-2014 approvato oggi dal Consiglio dei ministri.

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