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Fusioni e meritocrazia: le buone intenzioni della Gelmini

Di Redazione15 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il ministro dell'Università Maria Stella Gelmini

Il ministro dell'Università Maria Stella Gelmini

“Bisogna avere il coraggio di cambiare, premiando i giovani meritevoli e le università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi”. E’ il messaggio rivolto questa mattina al parlamento dal ministro dell’Istruzione, Università e ricerca Maria Stella Gelmini. L’appello alla condivisione di una riforma strutturale che possa avere “una durata superiore a quella di un governo” è stato lanciato a incontro organizzato a Roma dal Pdl.

Il ministro ha presentato la sua riforma. Tra le novità previste dal disegno di legge, un mandato massimo di otto anni per i rettori, scatti di stipendio solo ai professori migliori, la possibilità per gli atenei di fondersi tra loro per evitare duplicazioni e un consiglio di amministrazione con il 40 per cento di membri esterni.

Innanzitutto la possibilità di fusioni per abbattere i costi. Stando al documento sarà possibile fondere o aggregare, su base federativa, università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per aumentare la qualità, evitare duplicazioni e abbattere i costi.

I bilanci delle università, poi, dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza, includendo i patrimoni degli atenei. Debiti e crediti saranno resi più chiari secondo criteri nazionali concordati tra i ministeri Istruzione e Tesoro. I settori scientifico-disciplinari passeranno dagli attuali 370 a circa la metà. Ogni settore dovrà avere come minimo 50 professori ordinari. Prevista anche una delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca.

Per quanto riguarda nepotismi e parentele, verrà adottato un codice etico che consenta di evitarle. Mentre il limite massimo del mandato dei rettori è stato portato a 8 anni. Ci sarà poi una distinzione netta di funzioni tra Senato accademico e Cda: il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il Cda a decidere le spese, le assunzioni e le spese di gestione anche delle sedi distaccate.

Il numero di membri del Senato accademico passerà da 50 a 35. Quelli del Cda passeranno da 30 a 11. Di questi 4 saranno esterni. Un direttore generale prenderà il posto dell’attuale direttore amministrativo e farà da manager dell’ateneo. Infine, il nucleo di valutazione d’ateneo sarà a maggioranza esterna (per garantire una valutazione imparziale). Sarà una commissione nazionale (con membri italiani e stranieri) a dare l’abilitazione agli ammessi a partecipare ai concorsi per le varie fasce. Saranno valutate le capacità e il curriculum sulla base di parametri predefiniti. Le università potranno assumere solo coloro che saranno riconosciuti validi dalla commissione. Previsti incentivi economici al trasferimento per i docenti per favorire la mobilità, con procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

I professori a tempo pieno dovranno lavorare 1.500 ore l’anno, di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti. La valutazione delle attività di ricerca sarà a carattere biennale, con scatti di stipendio solo ai professori migliori. In caso di valutazioni negative, via lo scatto di stipendio e non si può fare da commissario ai concorsi.

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