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Festa della Dea, brividi ed emozioni

Di Redazione15 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I ragazzi della Dea

I ragazzi della Dea (foto Mariani)

BERGAMO — Indescrivibili. Si parla di emozioni, quelle sono già difficilmente raccontabili in condizioni normali. Se uno provasse a condensare in poche righe tutte quelle vissute alla Festa della Dea 2009, conclusasi martedì sera nell’area feste di Oriocenter, rischierebbe una figuraccia. Carta ed inchiostro, reali o virtuali che siano, non fanno vibrare il cuore. Quando sei giorni uniti nell’amore per l’Atalanta offrono così tanti spunti da pelle d’oca, però, è giusto provarci.

Sono i volti e le parole dei protagonisti a render bene l’idea di cosa siano riusciti a combinare, per l’ennesima volta, i ragazzi della Curva Nord. La sfilata di giocatori come sempre fa spellare le mani ai tifosi, i nuovi arrivati anche questa volta sono rimasti a bocca aperta. Barreto sembrava intimorito, Tiribocchi già in sintonia con la carica del popolo nerazzurro e poi Nicola Madonna che conosce tutti i cori a memoria. Caserta era esterrefatto. Paolo Bianco si è servito di un telefonino per immortalare una festa che, parole sue, “non esiste in tutta Europa”.

Di questo hanno parlato tutti, ci sono pillole che allargano le braccia dell’affetto atalantino oltre al discorso sportivo. Genuine e sentite, queste sì che scaldano il cuore.
Primo flash, venerdì sera. Su un palco tutto nerazzurro viene invitata una ragazza genoana. “Sono venuta per respirare aria buona, aria vera, aria di mentalità. Quella giusta, non quella infame che ha ammazzato mio fratello”. E’ la sorella di Vincenzo Spagnolo, morto accoltellato da un tifoso milanista nel 1995. Le sue frasi fanno brillare gli occhi a tutti, nessuno escluso. Senza colori, senza bandiere.

Solidarietà non è solo un buon proposito. A Bergamo si fa sul serio. Per il Ruanda e per i fratelli abruzzesi, devastati del terremoto dell’Aprile scorso. L’assegno da diecimila euro consegnato a una delegazione dell’Aquila Rugby è una bella cosa. L’annuncio che dalla prossima stagione sulle maglie bianconere dei giganti della palla ovale comparirà il simbolo della Curva Nord Bergamo testimonia come affetto e vicinanza siano arrivati a destinazione. Da Bergamo a l’Aquila. Tantissima gente, cori e una festa continua fermati soltanto per un minuto in ricordo delle vittime abruzzesi. Nessun battito di mani, nessuna voce fuori dal coro. Solo tantissime torce da stadio accese per colorare di un rosso intenso il cielo sopra Bergamo. Brividi.

Ultima serata, traffico in tilt e strade bloccate. Arriva Gregucci, la voglia di tutti è quella di fargli capire cosa vuol dire allenare l’Atalanta. Il mister si presenta intorno alle 23, pantaloncini e canotta come uno di loro. Microfono in mano, subissato dai cori, riesce a dire solo poche parole. “Mi sto rendendo conto poco alla volta di cosa significhi essere l’allenatore dell’Atalanta. Siete un popolo immenso, mi state dando emozioni fortissime e posso dirvi che, al di là dei risultati, porterò sempre in giro per l’Italia i ragazzi a testa alta, con l’onore di vestire questa maglia”.

Forse l’ha già capito, con il tempo lo imparerà sempre meglio. Sono finiti sei giorni da sogno. La passione per l’Atalanta, invece, quella no. Centodue pagine di storia sono già state scritte e questa gente non ha nessuna intenzione di smettere. Sempre a testa alta. Sempre a guardia di una fede.

Fabio Gennari

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