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Editoriali

E’ certamente un’Atalanta più forte di prima

Di Redazione15 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I difensori al lavoro nel ritiro di Brentonico

I difensori al lavoro nel ritiro di Brentonico (foto Daniele Zeni)

Bisogna essere sinceri e realisti. Caratteristiche normali per un bergamasco, pragmatico e abituato alla solida realtà. Se siamo così, orgogliosi di esserlo e riconosciuti in tutta Italia come gente pratica abituata a ragionare sulle certezze, è giusto ammettere che la rosa dell’Atalanta versione 2009/2010 è migliore rispetto a quella dell’anno passato.

Quando si parla della Dea la ragione di molti inizia a muoversi e fantasticare, paure e gioie non sono mai ponderate ma figlie di una passione che ogni anno aumenta senza guardare ai risultati. Il calcio è emozione, lo insegnano ai bambini. Ai massimi livelli però è anche un business dove risultati, bilanci, acquisti e cessioni devono amalgamarsi come rum bianco, menta, lime e zucchero di canna dentro un ottimo mojito ghiacciato.

Ci sono società che le regole non le rispettano, Non fosse vero la serie A di oggi difficilmente arriverebbe a 16 o anche 14 squadre. L’Atalanta è diversa. Tiene d’occhio i bilanci e ogni anno cerca di migliorare.

Questo non è il momento di giudicare, sarà il campo ad emettere i verdetti. La rosa di partenza però si può confrontare con quella a disposizione di Del Neri dodici mesi fa e l’unica cosa da dire ad Osti e Ruggeri è complimenti.

Sono partiti Floccari, Defendi, Cigarini, Vieri e De Ascentis. Parravicini e Plasmati non sono stati confermati. I nuovi arrivati si chiamano Tiribocchi, Acquafresca, Bianco, Madonna, Caserta e Barreto.

Caratteristiche alla mano, l’Atalanta di oggi ha diverse soluzioni in più rispetto a quella passata. Per chiudere il cerchio basta nominare le conferme, pensando a Garics e Manfredini, Talamonti, Padoin e Guarente è subito chiaro come la loro crescita sia una base di partenza importante per il futuro.

La Dea di ieri, nel reparto avanzato, era Floccari-dipendente. Senza il bomber calabrese la salvezza anticipata difficilmente sarebbe arrivata sia per i suoi gol, mai così tanti in serie A, sia perchè Bobo Vieri non è mai stato veramente a disposizione per essere decisivo.

In mezzo al campo gli arrivi permettono a Gregucci scelte diverse. Centrocampo a quattro o a tre, Doni dietro ad una o due punte, Doni e Valdes dietro ad una punta. C’è da lavorare, certo. La differenza però è che l’anno scorso Del Neri aveva poca stoffa ed il vestito era sempre lo stesso, oggi Gregucci ha materiale per un’Atalanta a più facce, gli serve solo un pò di tempo.

Adesso si comincia a fare sul serio, ognuno deve fare la sua parte. Il nuovo allenatore è una scommessa, deve riscattare le 5 giornate di Lecce (nessun errore, la storia racconta quelle di Milano ma il calcio è un’altra cosa) ma sembra un tipo tosto. Poche chiacchere e tanto lavoro. I giocatori dopo due anni con Del Neri devono confermarsi, qualcuno di loro crescerà ancora e forse si prepara al grande salto ma prima c’è da salvare la baracca, la prossima serie A non è un obiettivo ma un obbligo cui adempiere.

Ultimi, ma non meno importanti, sono i tifosi. Gli oltre 2200 abbonamenti staccati nei primi giorni testimoniano come le paure di fine stagione siano state cancellate dalle operazioni di mercato.

Sognare non costa nulla ma è bene parlar subito chiari. Questa squadra dovrà faticare tanto per rimanere in serie A, ci saranno momenti duri come ogni anno. La gente che ama l’Atalanta non deve far altro che continuare a sfogare la sua passione come ha sempre fatto. Con il cuore e con la voce. Al Comunale e in trasferta. Al fianco della Dea per restare in serie A.

Fabio Gennari

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