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Cinema

Al Pacino fa rivivere il “dottor Morte”

Di Redazione10 luglio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Al Pacino vestirà i panni di Jack Kevorkian, meglio noto come il "dottor Morte"

Al Pacino vestirà i panni di Jack Kevorkian, meglio noto come il "dottor Morte"

Eutanasia. Un tema che fa molto discutere e che ha creato tante polemiche. Se ne torna a parlare in un film per la tv dal titolo “You Don’t Know Jack” diretto da Barry Levinson, dove Al Pacino interpreterà Jack Kevorkian, meglio noto come il “dottor Morte”, il patologo che praticò illegalmente l’eutanasia su oltre 130 malati terminali.

Come previsto, le polemiche non hanno tardato ad arrivare. E non solo da parte di chi è contrario all’eutanasia, ma anche dai fautori del suicidio assistito. Tra gli avversari, alcuni gruppi come il “Life Advocat” e il “National Right to Life Committee” sostengono che il film “trasformerà in martire eroico un assassino criminale che meritava di marcire in galera”. Ma anche i fautori dell’eutanasia esprimono un pò di timore verso la pellicola con Al Pacino. Per esempio, il professor Arthur Caplan, direttore del Center for Bioethics dell’Università della Pennsylvania, mette in guardia sui pericoli della “manipolazione hollywoodiana” di una delle maggiori controversie etico-morali degli ultimi tempi dicendo: “Al Pacino interpreterà il medico come il Davide generoso che combatte da solo contro il Golia di turno: il tirannico sistema sanitario”.

Insomma nessuno sembra contento del fatto che il “dottor Morte” rivivrà in un film. E anche tra i fan di Al Pacino c’è chi non è contento della scelta dell’attore di andare a vestire i panni del patologo. Nel film l’attore ripercorrerà le tappe principali dell’odissea personale e professionale di Kevorkian, nato in Michigan da una famiglia di operai armeni. Il “dottor Morte” è noto per avere praticato l’eutanasia su oltre 130 malati terminali. Come lui stesso ha frequentemente affermato, non è un sostenitore del suicidio assistito, ma un sostenitore di chi, nel pieno delle sue facoltà mentali, ha diritto di scegliere, in condizioni di patologia grave e incurabile, se continuare a vivere o meno. Kevorkian venne condannato a 25 anni di carcere per omicidio di secondo grado, ma scontò solo una parte della condanna venendo rilasciato nel giugno del 2008.

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