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Editoriali Politica

Provincia: il blocco leghista e l’incognita Pdl

Di Redazione29 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente della Provincia Ettore Pirovano (a destra) a consulto con il consigliere regionale leghista Daniele Belotti (foto courtesy lacasadellelibertà.splinder.com)

Il presidente della Provincia Ettore Pirovano (a destra) a consulto con il consigliere regionale leghista Daniele Belotti (foto courtesy lacasadellelibertà.splinder.com)

Scorrendo la lista degli assessori scelti dall’Amministrazione Pirovano balzano all’occhio nomi vecchi e nuovi che lasciano presagire verso quali orizzonti politici sarà orientata la gestione leghista della Provincia. 

Pirovano è un uomo di grande esperienza politica, sia come sindaco sia come parlamentare. Per questo si è circondato di una schiera di fedelissimi – suoi o di altri esponenti, comunque della Lega -, che difficilmente lo tradiranno o gli daranno preoccupazioni. 

Uomini piazzati nei punti giusti per evitare che – in caso di turbolenze – l’architettura politica studiata dal presidente possa cedere. E soprattutto uomini che hanno già amministrato o comunque mangiano pane e politica da sempre. Domenico Belloli è stato sindaco di Mapello. Alessandro Cottini, ex sindaco di Grumello. Roberto Anelli, sindaco di Alzano Lombardo. Giorgio Bonassoli, assessore a Torre Boldone. Giovanni Milesi, capogruppo della Lega Nord a San Giovanni Bianco. Silvia Lanzani, consigliere comunale nel capoluogo. Il meno esperto, ma non per questo meno affidabile, è Fausto Carrara del Movimento Giovani padani, i pretoriani della Lega.

Insomma, una squadra compatta da cui oggettivamente possono scaturire ben pochi scossoni. Dall’altro lato della giunta, quello versante Pdl, potrebbe invece arrivare qualche guaio, se non altro di rimbalzo. Alleanza Nazionale e soprattutto Forza Italia hanno trasferito nel nuovo soggetto politico non solo gli ideali ma anche gli uomini, con tutte le loro storie politiche. Il risultato è che il neonato Popolo della libertà soffre delle stesse dinamiche – talvolta contrastanti, spesso belligeranti – che hanno caratterizzato i precedenti partiti. 

Come insegnano gli anni passati – e i giorni recenti – Forza Italia ha insito nel suo dna il conflitto fra le diverse correnti. Le chiamano gruppi, ma la sostanza è la stessa. Gruppi che sono dotati di ampia mobilità e d’assetto variabile, molto variabile.

Ecco, questo potrebbe portare qualche grattacapo al granitico blocco leghista in Provincia. La galassia del Pdl, d’altronde, è ampia e in perenne movimento. Il che qualche perplessità al neopresidente la deve pur suscitare. Pirovano lo sa e, per puntellare la giunta da eventuali debolezze, potrebbe guardare con interesse a quell’area leghista che sfuma nel mondo cattolico. Si spiegherebbe forse così la presenza nell’esecutivo di Pietro Romanò. Ex democristiano di lunga data, Romanò è stato per anni funzionario del Cestec. Ovvero quel Centro lombardo per lo sviluppo tecnologico di cui era presidente un altro democristiano doc: Gianantonio Arnoldi.

Arnoldi, oggi esponente dell’ala dell’Unione di centro che confina col centrodestra, smentisce. “Romanò è un’ottima scelta politica ma non l’ho proposta io e tanto meno sono stato consultato”. Che quella del presidente della Provincia sia un’apertura di credito all’Udc?

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