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Politica

Palafrizzoni: le radici profonde della guerra dentro il Popolo delle libertà

Di Redazione27 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Palazzo Frizzoni, dove si insedierà la nuova giunta comunale

Palazzo Frizzoni, dove si insedierà la nuova giunta comunale

BERGAMO — Dopo la giornata drammatica di ieri, che Bergamosera vi ha raccontato in diretta e in esclusiva, le fibrillazioni dentro il Popolo della libertà bergamasco – versante Forza Italia – sono tutt’altro che finite. Nonostante Gianfranco Ceci abbia ottenuto l’incarico di vicesindaco, costringendo Tentorio e Andrea Pezzotta a una precipitosa retromarcia nel tardo pomeriggio, ieri sera il confronto fra i vertici del partito e i consiglieri frondisti ha avuto toni molto accesi.

E non poteva essere altrimenti dal momento che, tolta la questione vicesindaco, nessuno dei consiglieri “ribelli” avoca a sé cariche o incarichi, ma pone sul tavolo questioni politiche vere e serie. In primo luogo, il metodo di scelta per la nomina degli assessori. Un metodo, lamentano, ad uso e consumo esclusivo della segreteria del partito. Un metodo che di fatto ha escluso da qualunque potere, non solo decisionale ma anche consultivo, coloro che in campagna elettorale hanno portato acqua al mulino del partito, facendo arrivare nelle casse del Pdl un consistente carico di voti.

Poi c’è la questione, tutt’altro che trascurabile, della “rappresentatività” dell’attuale giunta. Badate bene: quello a cui stiamo assistendo non è l’incaponimento di un gruppo scontento di consiglieri, bensì l’emergere di questioni politiche fondamentali per il futuro del Pdl bergamasco. Quel Pdl che, con la giunta studiata a tavolino e ricca di esponenti che non hanno seguito fra la gente, rischia la presa di distanza di chi lo ha votato. Una parte degli elettori si sente defraudata. In buona sostanza, ha votato per qualcuno di diverso e ora si ritrova nell’esecutivo personaggi provenienti da chissà quale altro paradiso.

E i riferimenti sono più che espliciti: da Danilo Minuti a Claudia Sartirani (su cui oltretutto pende un possibile conflitto d’interessi per la sua attività lavorativa). E poi il Pdl, sostengono i frondisti, si è già dimostrato debole sulla questione Invernizzi: il segretario provinciale della Lega uscito sconfitto dalle elezioni di Arcene e ora proiettato a Palazzo Frizzoni, per controllare la sicurezza della città di Bergamo. Aggiungere in giunta personaggi graditi alla segreteria azzurra e a qualche potentato, ma privi di autorevolezza in termini di voti in città, significa preparare la strada al suicidio politico.

Poi c’è la questione delle “compatibilità”, tutte da verificare. A partire da quella di Leonio Callioni, l’ex sindaco della Azzano del Polo del lusso, che dovrebbe sedere nella giunta Tentorio ma anche in consiglio provinciale (dove peraltro è stato legittimamente eletto). Oppure quella di Marcello Moro, uscito dalla Provincia e ora in odore di assessorato comunale, nonostante sia già il presidente di un ente pubblico, il Consorzio di bonifica. Problema che, a dire il vero, non è sorto ieri.

E che dire della presenza di uomini di Cl dentro la giunta? Troppi, sostengono i frondisti. E della presidenza del consiglio comunale in mano alla Lega? Altro segnale di debolezza del Pdl.

Sono questi i temi caldi, e per certi versi scomodi, sul tavolo. Tanto scomodi che alcuni esponenti di vertice della Forza Italia locale avrebbero suggerito una soluzione drastica: l’epurazione dei frondisti dal Popolo delle Libertà. Un errore clamoroso, per fortuna solo abbozzato. Perché senza i consiglieri “legittimamente eletti” e il loro fardello di voti, il Pdl bergamasco è un partito di carta, che esiste solo sulla carta e altrettanto “virtuale” rischia di rimanere. Come peraltro lo è oggi, visto l’assenza di regolamenti interni e riferimenti certi sul funzionamento della macchina partitica.

Wainer Preda

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