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Salute

L’elisir di lunga vita? Mangiar poco

Di Redazione25 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Negli enzimi il segreto della lunga vita

Negli enzimi il segreto della lunga vita

Mangiar poco fa vivere fino a cent’anni. E’ quanto sostengono i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies, in California. Secondo il loro ultimo studio, gli effetti salutari di un’alimentazione ipocalorica determinerebbero un allungamento della vita. Questo grazie all’azione di una catena di enzimi in grado di attivare i recettori che promuovono la longevità.

Gli esperimenti che hanno portato alla scoperta sono stati condotti finora sui nematodi, dei vermi cilindrici molti sfruttati in biologia per la semplicità del loro genoma. Grazie a questi vermi si era già scoperto quale gene lega la restrizione calorica alla maggiore aspettativa di vita. Ora si è scoperto anche il ruolo dei due enzimi.

Il primo enzima, chiamato Wwp-1, gioca un ruolo fondamentale nel regolare la longevità, perchè indirizza le proteine di scarto verso le cosiddette “discariche cellulari”. Il Wwp-1 interagisce anche con la seconda molecola, la Ubc-18. Ulteriori studi sui ratti hanno dimostrato che un regime ipocalorico aumenta del 30 per cento in più la longevità rispetto a un’alimentazione libera.

Per l’uomo finora ci sono stati riscontri solo indiretti. Le popolazioni pi˘ longeve al mondo sono infatti quelle delle isole giapponesi di Amami e Okinawa, che assumono in media solo 1800 calorie al giorno contro le 2500 degli italiani e le 3000 degli statunitensi.

Ora, la scoperta dell’interazione fra i due enzimi fa fare un passo avanti nello studio dell’invecchiamento. I ricercatori stanno cercando di individuare i recettori che sono causa delle malattie legate alla vecchiaia. In questo modo si potrebbe arrivare alla prevenzione delle patologie senili. Insomma, la strada verso l’elisir di lunga vita Ë in salita, ma è aperta.

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