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Salute

Tanoressia, ovvero l’ossessione dell’abbronzatura

Di Redazione22 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
tintarella

Sono sempre di più i malati d'abbronzatura

E’ arrivata l’estate e sono molti quelli che amano prendere il sole per avere un’abbronzatura invidiabile. Ma c’è chi davvero esagera e ha fatto della tintarella una vera e propria malattia.

Stiamo parlando dei tanoressici, persone che ritengono di non essere mai sufficientemente abbronzate e che soffrono di una dipendenza totale da tintarella. Sembra paradossale, eppure la tanoressia è una malattia sempre più diffusa.

 “Il termine tanoressia – spiega il dermatologo Matteo Cagnone, presidente dell’Istituto di ricerca e cura di dermatologia globale (Irdeg) – deriva da “tan” che significa sole e da “anoressia”. Proprio come gli anoressici che non si vedono mai abbastanza magri, i tanoressici non si vedono mai abbastanza abbronzati. “La tanoressia – prosegue il medico – é infatti una dispercezione corporea”.

Secondo il dermatologo – che ha realizzato uno studio con quattromila interviste a donne e uomini italiani di età compresa tra i 16 e i 50 anni – il 90 per cento dei connazionali continua ad abbronzarsi in modo inopportuno, nonostante la campagna informativa sui rischi di un’errata esposizione al sole.

Secondo Cagnone una spiegazione alla dipendenza da tintarella potrebbe essere il collegamento tra la luce solare e l’umore. Il sole, infatti, attiva la produzione della serotonina, il cosiddetto ormone del buon umore. Quando le persone si abbronzano, quindi, il cervello si rilassa e di conseguenza c’è una minor percezione dell’ansia. Questo porterebbe i tanoressici a continuare ad esporsi al sole.

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