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Politica

Arnoldi: la scelta dell’Udc di seguire Bettoni è stata “scellerata”

Di Redazione22 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'ex segretario provinciale di Forza Italia, Gianantonio Arnoldi

L'ex segretario provinciale di Forza Italia, Gianantonio Arnoldi

BERGAMO — Seconda parte della nostra intervista con l’ex parlamentare Gianantonio Arnoldi. Sul tavolo, stavolta, le elezioni provinciali, con la vittoria del leghista Ettore Pirovano, la sconfitta del presidente uscente Valerio Bettoni, e le strategie sotterranee dei partiti.

Arnoldi, in Provincia stravince Pirovano…
Anche questo era noto e soprattutto non era modificabile.

La tendenza leghista nella nostra provincia era prevedibile, d’accordo. Ma che politico è Ettore Pirovano?
Ho lavorato con lui in Parlamento, quando io ero deputato e lui senatore. Abbiamo fatto insieme incontri e comizi. Pirovano è una persona capace, parlamentare stimato e stimabile, che ha fatto bene anche il sindaco di Caravaggio. Se Bettoni ha fatto il presidente della Provincia, Pirovano lo può fare molto meglio.

A proposito di Bettoni: come si spiega la scelta dell’Udc di andare verso l’ex presidente della Provincia?
Io ha sempre sostenuto che non avremmo potuto modificare il trend bergamasco che andava verso la Lega. Sì, forse avremmo potuto portar via qualche voto al Pdl. Ma, nonostante stimi Bettoni che è una persona capace, negli ultimi mesi ha sbagliato tante cose. Se lui avesse scelto di fare il parlamentare europeo oggi lo sarebbe. E non ho dubbi che oggi sarebbe un leader di quella componente che lo ha sempre sostenuto.

Parla del Pdl, quindi?
Parlo del Popolo della Libertà, certo. Ha preferito questa scelta, mah…

Perché, secondo lei, Bettoni ha preferito andare da solo?
Non so come mai. Lui era seriamente convinto di spostare una massa di elettori maggiore. Io, no. Però non potevo prendere una pistola per convincerlo che le cose stavano in maniera diversa.

E l’Udc gli è andato dietro…
L’Udc è andato dietro a Bettoni, ma Bettoni non è andato dietro all’Udc. E’ stata una scelta scellerata quella di non convincere Bettoni a portare i suoi voti dentro l’Udc. Se l’Udc si fosse alleato con il centrodestra, primo l’operazione Bettoni non ci sarebbe stata. Secondo, Bettoni sarebbe tranquillamente parlamentare europeo. Terzo, l’Udc oggi avrebbe il 10 per cento in provincia di Bergamo. Sì perché il voto per Bettoni sarebbe andato all’Udc, e qualcos’altro sarebbe arrivato dalla fusione An-Forza Italia. Non mi hanno ascoltato…

E’ un rimpianto?
Vede, io ho cinquant’anni. Sono un ottimo tennista, so che bisogna ribattere colpo su colpo. Sono un ottimo sciatore, so che bisogna fare le curve strette e le curve larghe. Non rimpiango niente di quello che ho fatto. La vita probabilmente mi ha regalato di più di quello che meritavo. Quando mi guardo indietro mi stupisco di quanto ho fatto e avuto. Anche politicamente.

Bettoni, di recente, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe…
Lui sperava di raccogliere più di quanto avuto. Si è sentito un po’ oscurato dai mezzi d’informazione. Non mi è sembrato. L’Eco, che è il giornale più istituzionale, si è comportato come i giornali nazionali ma non ha oscurato Bettoni. Pur essendo una delle liste civiche emergenti gli ha dato lo spazio adeguato.

E allora perché Bettoni ha attaccato pubblicamente i vertici del maggiore quotidiano locale e non solo?
Capisco Valerio. La tensione della campagna elettorale ti prende e ti fa ragionare male, per la foga. Personalmente, non credo di essere considerato in questi anni un tifoso de L’Eco e tantomeno di aver avuto dal giornale trattamenti di favore. Ma credo che L’Eco sopravviva e sopravviva bene. Credo che Ongis sia dotato di un’intelligenza superiore alla media, e sia in grado di sopravvivere al cambiamento dei vescovi e anche dei presidenti della Provincia o dei sindaci. E che possa fare le scelte editoriali in autonomia senza paura di sentirsi tirato per la giacca.

Molti non hanno capito perché Bettoni abbia rifiutato il Popolo della Libertà, dopo anni di collaborazione. Divergenze con l’allora segretario Pagnoncelli o con il nuovo Saffioti?
Vede, dopo la mia segreteria, ci sono state diverse fasi dentro Forza Italia. Pagnoncelli all’inizio era un “nemico” di Bettoni, poi è diventato un “bettoniano doc”. Poi, nonostante abbia vinto il congresso di Forza Italia, Pagnoncelli non ha saputo gestire due cose importanti per la sua carriera: il piano cave di Bergamo e la fusione fra An e Forza Italia. Sono due cose che hanno pesato sul suo presente e futuro. So che sta bene dov’è, sottosegretario in Regione Lombardia. Ma è politicamente ininfluente in questa fase.

Non mi ha risposto però. Sarò più diretto: Bettoni e Saffioti non si amano?
Per un certo periodo sono andati d’accordo. Nel momento di massima divergenza politica con Pagnocelli, Bettoni aveva come amico Saffioti. Poi le cose sono cambiate. Forse si portano dietro qualche passata inimicizia dalla Democrazia Cristiana. Saffioti è legato a Borra che non è mai stato amico di Bettoni. Ma magari i motivi potrebbero essere altri.

Difficilmente Valerio Bettoni si farà da parte, dopo una vita passata in politica. Cosa c’è, secondo lei, nel futuro dell’ex presidente della Provincia?
Doveva fare il parlamentare europeo. Non capisco perché di fronte alla possibilità di fare qualcosa d’importante a livello parlamentare per questa Provincia, Bettoni abbia rinunciato. Si dice che gli abbiano proposto di fare il presidente dell’aeroporto. Credo tuttavia che il futuro di Bettoni debba essere più politico, da parlamentare europeo o consigliere regionale. 

Magari con voi, dentro l’Udc?
Non sono così autorevole da poterlo determinare. Lo decideranno gli elettori.

 

— fine della seconda parte — 

Nella prossima puntata
Le strategie e gli errori dei centristi e le Elezioni regionali del 2010

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Leggi la prima parte dell’intervista
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