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Pellet radioattivi: scattano i controlli anche in Bergamasca

Di Redazione18 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I pellet contaminati sono Naturkraft Premium MM6

I pellet contaminati sono Naturkraft Premium MM6

BERGAMO — Non toccate quei pellet. E’ il perentorio avvertimento che i vigili del fuoco hanno diffuso quest’oggi anche in Bergamasca per evitare che la popolazione venga a contatto con i pellet da camino contaminati da cesio 137 radioattivo provenienti dalla Lituania e venduti un po’ in tutta Italia.

La vicenda, in sintesi, comincia ad Aosta. Il tecnico di una piccola azienda valdostana, la Errebi di Saint Christophe, si accorge che qualcosa nei pellet Naturkraft importati da un’azienda varesina non funziona. Subito avverte vigili del fuoco e carabinieri. E la risposta è agghiacciante. I pellet sono radioattivi, contaminati da Cesio. E la cosa preoccupante è che sono diffusi praticamente in tutta Italia.

Scattano i controlli e i sequestri dei carabinieri, mentre i vigili del fuoco lanciano l’allarme: “Non manipolare pellet sospetto, non mangiare ortaggi e frutta cresciuti sui terreni concimati con il pellet bruciato, non disperdere il materiale nell’ambiente e chiedere subito l’intervento del 115”.

Precauzioni indispensabili per non rischiare. Intanto il produttore, la Graanul Invest, nega che nei suoi stabilimenti ci sia traccia di radioattività. I suoi prodotti, dice, sono tutti certificati e conformi agli standard Ue. Peccato gli standard Ue non richiedano i controlli anti-radioattività.

I pellet incriminati potrebbero essere arrivati anche in Bergamasca. I carabinieri stanno cercando il prodotto negli esercizi commerciali. Se lo trovano, lo sequestrano. Intanto i vigili del fuoco stanno effettuando controlli nelle stufe dei cittadini che sospettano di aver utilizzato, inavvertitamente, il materiale.

Il prodotto, lo ricordiano, si chiama “Naturkraft premium MM6”. Arriva dalla Lituania e sarebbe stato ricavato da legname contaminato dall’incidente di Chernobyl.

Sulla questione è intervenuta la Coldiretti che, ancora una volta, ha fatto appello perché si ricorra al “made in Italy” invece che affidarsi a prodotti che arrivano dall’estero e di cui si conosce poco nulla.

“Occorre investire sulla produzione di energia rinnovabile dell’agricoltura italiana – si legge nella nota diffusa alla stampa – dove sono completamente assenti i rischi di contaminazione nucleare”.

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