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Cultura

Il cervello di Einstein aveva solchi anomali

Di Redazione10 giugno 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, Albert Einstein

Uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, Albert Einstein

Il cervello di Einstein aveva una forma diversa dell’encefalo, nella parte che elabora i numeri. Ne è convinta la paleantropologa Dean Falk dell’Università della Florida. La studiosa è arrivata a questa conclusione studiando le immagini della materiale celebrale dello scienziato.

Secondo la Falk, sui lobi parietali del cervello – quelli associati alle abilità matematiche e alla cognizione spaziale e visuale – ci sarebbero una dozzina di variazioni rispetto alla norma.

Le capacità intellettive straordinarie di Einstein – sostiene sempre l’esperta – potrebbero dunque essere frutto di questi rilievi e solchi che fanno pensare a un organizzazione cerebrale diversa.

Gi‡ nel 1985, Marion Diamond, un neuroscienziato dell’Università della California aveva ipotizzato un maggior numero di cellule cerebrali rispetto al normale, nel cervello dello scienziato. Negli anni seguenti Sandra Witelson alla McMaster University di Hamilton (Ontario) raccontava che dalle sue analisi líarea parietale associata alla visione e al ragionamento un’estensione di Einstein era del 15 per cento più grande del normale.

Ora è difficile dire se tutte queste anomalie siano causa od effetto del genio. Ma le opere di Eistein sono talmente grandi da catalizzare l’attenzione dei ricercatori. Dalla mente dello scienziato di Ulm uscirono 300 scritti che rivoluzionarono la scienza. Ma lui stesso affermava di non avere parole per spiegare i suoi risultati. “Si tratta di intuito”, diceva.

Intuizioni geniali finite all’ospedale di Princeton dove morÏ, nellíaprile 1955, a 76 anni, dopo aver rifiutato un rischioso intervento chirurgico. Sul suo comodino, i medici trovarono le ultime formule con cui cercava di creare una teoria del tutto. Aveva lasciato disposizione perché il suo corpo venisse cremato. Invece, il suo cervello fu asportato durante l’autopsia e affidato al patologo Thomas Harvey che lo trattò per la conservazione, ne scatto decine di fotografie e ne prese 240 campioni per gli scienziati interessati a farne ricerche. Il resto del cervello venne restituito al Medical Center dell’Università di Princeton che ancora oggi lo conserva rigorosamente.

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