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Cultura

Sono otto le lingue antiche ancora da decifrare

Di Redazione31 maggio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il celebre Disco di Festo

Il celebre Disco di Festo

Nascondono un pezzo di storia dell’umanità che ancora non siamo riusciti a decifrare. Gli esperti di grafia, quelli di semantica, gli archeologi e gli storici le stanno inseguendo da tempo immemore. Sono otto le lingue antiche ancora sconosciute e al momento intraducibili.

Secondo gli storici, la prima scrittura a comparire sulla Terra è stata quella cuneiforme. La usavano i Sumeri, incidendola su tavolette di argilla. Le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. Successivamente forme di scrittura apparvero in Egitto, quindi in Europa e via di seguito in Cina e in America del Sud.

Ma otto di queste restano ancora un mistero. E lo sarebbero anche i geroglifici egizi senza l’aiuto della Stele di Rosetta, la lastra in granito scuro scoperta nel 1822 in Egitto che ha permesso di decifrare la lingua dei faraoni. Sul reperto, infatti, è incisa un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco antico. Attraverso la comparazione con il greco antico, idioma ben conosciuto dagli studiosi, gli esperti sono riuscirono a comprendere le regole e i significati dei geroglifici egiziani.

Ma di Stele di Rosetta ce n’è una sola. Restano da tradurre una serie di altri linguaggi antichi che gli scienziati hanno raggruppato in tre categorie: le scritture il cui alfabeto è stato decifrato, ma non si è compresa la lingua; le scritture il cui alfabeto è incomprensibile ma di cui si conosce la lingua; e infine le scritture del tutto imcomprensibili sia per l’alfabeto, sia per il linguaggio.

La prima scrittura ancora da decifrare è quella etrusca. L’alfabeto è stato quasi completamente decifrato, e così diverse regole della grammatica. Ma l’interpretazione del linguaggio Ë ancora complessa e spesso incomprensibile. La maggioranza dei reperti etruschi finora trovati, d’altronde, sono perlopiù scritti funerari molto brevi. A differenza del greco antico, l’etrusco si scrive da destra a sinistra. Non deriva dall’indoeuropeo e non ha punti di contatto con le grandi famiglie linguistiche dell’antichità.

Lo stesso vale per l’alfabeto meroitico usato in Nord Africa nel regno di Kush, civiltà che fiorì intorno all’800 a.C. tra il sud dell’Egitto e il Sudan. Gli studiosi hanno decifrato l’alfabeto, ma non il linguaggio è ancora oscuro. Per quanto riguarda la scrittura, possiede due forme di grafia: la geroglifica, usata sui monumenti, e il corsivo, usato nel commercio e nel quotidiano. La scrittura è composta da 23 segni decifrati nel 1911 dall’egittologo e professore di Oxford Francis Llewellyn Griffith. Tuttavia il significato delle parole continua a essere sconosciuto. E non ci sono somiglianze con le altre lingue parlate nell’Africa subsahariana.

Tra le scritture ancora da decifrare ce ne sono tre delle civiltà precolombiane: l’olmeca, la zapoteca e la epi-olmeca. La prima era usata dall’omonima civiltà vissuta tra il 1.500 a.C. e il 400 d.C. nel Messico centro-meridionale. All’inizio si pensava che quest popolazione fosse analfabeta. Poi furono ritrovati 60 simboli tuttora indecifrati.

Quanto alla lingua zapoteca, utilizzata dalla civiltà che viveva nella valle di Oaxaca 2600 anni fa, gli esperti ne conoscono gli ideogrammi sillabici – trovati su pareti dipinte, vasi, ossa e gusci -, ma non sono riusciti a ricostruire l’alfabeto. Mentre per la grafia epi-olmeca si suppone che si tratti di una versione arcaica dello Zoche, idioma usato nell’Istmo di Tehuantepec. Gli studiosi americani Justeson e Kaufam ne hanno proposto una decifrazione frammentaria. Ma solo il ritrovamenteo di ulteriori reperti potrà darne un’interpretazione chiara.

Tornando in Europa, resta da decifrare la scrittura “Lineare A”. Scoperta insiema alla “Lineare B” dal celebre archeologo britannico Arthur Evans durante gli scavi a Creta nel 1900, era usata sull’isola dalla civiltà micenea nel II millennio a.C. La lineare A è composta da segni che vanno da sinistra a destra. E’ stata trovata su diverse tavolette d’argilla, ma risulta indecifrata e poco comprensibile, sebbene abbia molti simboli in comune con la Lineare B.

Una scrittura invece del tutto incomprensibile e l’Indus, utilizzata dalla civiltà che viveva nella Valle dell’Indo fra il 2500 e il 1900 a.c. Se ne conoscono circa 400 simboli ma a causa della brevità delle iscrizioni trovate su vasi di ceramica non Ë stato possibile decifrare la scrittura.

Lo stesso vale per la scrittura Rongo-Rongo, usata dai primi abitanti dell’isola di Pasqua nel 300 d.C. Sono arrivate fino a noi solo 25 iscrizioni, su pezzi di legno. Da quel gli scienziati hanno intuito, si tratta di una lingua simile al Rapanui, l’odierno idioma parlato sull’isola. Ma la scrittura è oltremodo complessa. Si tratta infatti di una grafia “bustrofedica”: ovvero un sistema di segni che non ha direzione fissa, ma cambia senso continuamente.

Restano da comprendere, poi, la scrittura proto-elamica e quella presente sul Disco di Festo. La proto-elamica è la più antica scrittura non decifrata al mondo ed è contemporanea a quella sumerica. Nacque 3000 anni prima di Cristo, nella regione di Elam (nome biblico per l’attuale Iran) ma si estinse appena 150 anni dopo.

Le iscrizioni impresse con stampini sul Disco di Festo sono fra i misteri più complessi della storia dell’uomo. Scoperto nel 1908 dagli italiani Luigi Pernier e Federico Halbherr, mentre stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo, questo magnifico reperto risale al 1.700 a.C. Sulle sue facciate ci sono 241 simboli. Nessuno di questi è stato ancora decifrato. Nessuno di questo ha somiglianza con le scritture conosciute del tempo. Un’enigma che, ancora oggi, non fa dormire di notte gli archeologi di tutto il mondo.

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