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Editoriali

Università: se nemmeno il rettore può più dire la sua…

Di Redazione28 maggio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La sede universitaria di Piazza Vecchia

La sede universitaria di Piazza Vecchia

Il rettore dell’Università di Bergamo Alberto Castoldi è finito nel mirino del coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti e dei suoi seguaci. Di quale colpa si sarebbe macchiato? Aver invitato il sindaco uscente Roberto Bruni a un convegno organizzato presso l’ateneo con lo scopo di parlare di politica.

Apriti cielo. Sul povero rettore, accusato di aver schierato a sinistra l’università, sono piovuti epiteti di ogni genere. Lungi da noi fare gli avvocati difensori di Castoldi, che sa difendersi benissimo da sé. Però, alcune osservazioni possiamo farle.

Come noto, non siamo esattamente ammiratori del Partito Democratico e dell’operato di Bruni. Però, con onestà, dobbiamo riconoscere che, innescando una polemica in fondo sterile, il coordinatore provinciale del Popolo della Libertà ha fatto loro un bel regalo. La vicenda é finita su tutti i giornali e il sindaco uscente sentitamente ringrazia.

Entrando nel merito, poi, crediamo che il rettore sia libero d’invitare in università chi vuole e chi ritiene più opportuno per conseguire i fini del suo ateneo. Fa parte della sua autonomia che, vorrei sottolineare, non può essere considerata tale solo nelle scelte economiche.

Dire infine che un convegno simile – presenti 15 persone, quindici – metta un’etichetta di sinistra all’università è un’assurdità colossale. Sarebbe come dire che l’aeroporto è di centrodestra perché ci atterrano tre aerei della Cai. Il mondo universitario, in realtà, è molto più ampio e complesso di quanto pensi qualche portavoce in vena di boutade. L’università, come tutti gli ambienti, è fatta di persone che la pensano in maniera molto diversa. Sia alla base, sia alla vetta della piramide. E’ composta da una pluralità di individui e – per fortuna – di modi di pensare. Qualcuno prevalente, altri di minoranza, ma per fortuna plurali. E questo è il sale della democrazia, mi risulta.

Strano invece che, in campagna elettorale, i politici locali si accorgano della presenza dell’università solo quando l’avversario va a farci un comizio. Il che è molto preoccupante perché dimostra tre cose. La prima è che dell’università e dei suoi problemi a una parte del mondo politico non importa proprio nulla. La seconda, è che si sta usando l’università come pretesto per alzare la tensione elettorale. La terza, e peggiore di tutte, è che i vertici del centrodestra non hanno ancora instaurato con l’università quel rapporto di collaborazione indispensabile per il nostro territorio.

L’università, infatti, è uno dei motori del nostro sistema economico: produce intelligenza, cultura, scienza, cervelli e di conseguenza ricchezza. Tagliarla fuori è un errore politico madornale. Guai poi se in futuro la politica locale e regionale, piccata da quest’episodio, mettesse le esigenze d’urna e le ripicche davanti allo sviluppo socio-economico della Bergamasca. Sarebbe illiberale e del tutto intollerabile.

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