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Bergamo

Porta Sud: Isozaki realizzerà il palazzo della Provincia

Di Redazione16 maggio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il progetto vincitore del concorso internazionale

Il progetto vincitore del concorso internazionale

CENTRO CITTA’ — L’architetto che lo ha presentato lo ha chiamato “cubo imcompleto”. In effetti la struttura che diventerà la nuova sede della Provincia nell’area cosiddetta di Porta Sud ha una forma alquanto singolare. Una linea che è destinata a cambiare il profilo della nostra città.

Il progetto vincitore, passato al vaglio di una giuria internazionale presieduta dall’attuale rettore dell’Università Alberto Castoldi, è stato realizzato dall’architetto giapponese Arata Isozaki e dal bergamasco Attilio Gobbi. Abbandonata l’ipotesi di realizzare megatorri da 88 metri, limite massimo paventato all’inizio l’amministrazione Bettoni, gli architetti si sono concentrati su edifici più bassi.

Ne è nato questo “cubo incompleto” costituito da tre piani interrati, inseriti in una base circolare, sulla quale poggerà l’edificio vero e proprio. La sua altezza arriverà a 46 metri. Sarà caratterizzato da grandi trasparenze e terrazze aperte sia verso l’area Sud di Bergamo sia verso Città alta. Costo totale, 36 milioni di euro rispetto ai 45 fissati nelle ipotesi iniziali.

In ogni caso si tratta di un progetto che, insieme alle altre mega-edificazioni della zona di Porta Sud, cambieranno radicalmente l’aspetto della nostra città. In un futuro prossimo, il cuore pulsante di Bergamo si sposterà verso sud, con buona pace degli amanti del centro piacentiniano.

Una scelta discutibile. Così come è discutibile un palazzo di 46 metri, ben lontano dallo stile sobrio ed elegante di questa città. E’ vero che sparsi per i quartieri ci sono obbrobri altrettanto grandi, ma fanno parte di un gigantismo che i bergamaschi, in genere, rifiutano perché non nella loro indole. Con queste grandi costruzioni probabilmente ci sentiremo più città, come sostiene qualcuno. Probabilmente saremo più moderni, come Milano, auspica qualcun altro. Ma avremo perso per sempre quel fascino di “piccolo grande paesotto” che sono i quartieri di Bergamo.

Certo la città cambia, certo quel palazzo l’avrà disegnato un architetto prestigioso, ma lasciateci dire che visto sulla carta par proprio un corpo estraneo. Va bene, ci sveglieremo più vicini al resto d’Europa: ma siamo sicuri che la vecchia Bergamo non fosse migliore?

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