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Editoriali Politica

La campagna elettorale dei morti viventi

Di Redazione13 maggio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Sono passati ottant'anni ma i politici del 2009 parlano ancora di fascismo e comunismo

Sono passati ottant'anni ma i politici del 2009 parlano ancora di fascismo e comunismo

Alla libreria Ubik di Piazza Pontida, il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi presenta un libro-inchiesta sui neofascisti dal titolo “Bande Nere”. Subito dopo, il sindaco di Bergamo Roberto Bruni, presente all’incontro, dichiara di ritenere che “nella manifestazione di Forza Nuova in città, il 28 febbraio scorso, ci siano stati chiari atti di apologia di fascismo”. Tre giorni prima, il quotidiano Bergamonews riferiva con grande rilievo di un concerto sponsorizzato dai “camerati”, ufficialmente saltato per improvviso ravvedimento del proprietario del locale, allergico alla politica.

Chissà perché, quando c’è di mezzo la campagna elettorale, in questo paese, e persino in questa città, rispuntano parole, accenti e azioni che pensavamo appartenessero a un tempo che fu. Parlo, in particolare, del vecchio vizio di interpretare il presente ricorrendo al passato remoto, a seconda dei propri interessi, delle proprie convenienze e delle proprie paure.

Le sinistre hanno visto l’arrivo di Forza Nuova a Bergamo come la calata del duce in persona. Come la prova evidente che il fascismo (morto e sepolto negli anni Quaranta del secolo scorso) sta rialzando la testa. E hanno fatto appello all’unità di tutti i “veri” antifascisti per combatterlo. Di veri antifascisti, detto per inciso, a Bergamo ne saranno rimasti a dir tanto due o tre, decimati dal tempo. Gli altri, età media dai 20 ai 40 anni, paiono più antifascisti per sentito dire. Lo stesso vale per le destre che, di solito, ribaltano la frittata e applicano gli stessi princìpi contro i comunisti o presunti tali.

E dire che la mia generazione, quella dei quarantenni, delle nefandezze compiute dalle ideologie del secolo scorso ha sentito parlare solo sui libri di scuola. Le generazioni successive, poi, sanno a malapena chi sono Hitler o Mussolini (Stalin e Polpot non li conoscono proprio). Gran parte dell’elettorato, assediato dalla crisi economica, invece ha ben altro a cui pensare. Eppure, nell’anno di Grazia 2009, ci sono politici e politicanti che ci propinano come problema fondamentale il retaggio del passato, come fosse ancora vivo. Pur di vincere le elezioni siamo capaci di resuscitare anche i morti.

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