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Editoriali Politica

Una campagna elettorale senza nuove idee

Di Redazione20 aprile 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I muri sono di nuovo tappezzati di slogan ma mancano le nuove idee

I muri sono di nuovo tappezzati di slogan ma mancano le nuove idee

Deve ancora entrare nel vivo, ma finora è stata una campagna elettorale molto ordinaria e senza grandi spunti quella cui stiamo assistendo. Tanto che in città non se ne sente quasi parlare, tranne dagli aficionados della politica che, come noto, sono a dir tanto il 5 per cento dell’elettorato. 

I due candidati principali, Bruni e Tentorio, nei pochi incontri pubblici avuti finora, si sono scambiati qualche stoccata: di fioretto più che di spada. Mentre Bettoni ha cercato di sparigliare le carte proponendo la sua candidatura a sindaco, dopo esser stato per due mandati presidente della Provincia. Ma a parte le scaramucce e i tatticismi degli espertissimi protagonisti, la sensazione è che in questa campagna elettorale ci sia un grande assente: le idee.

Non sono emersi finora spunti o proposte innovative capaci di far innamorare l’elettorato. Tutto si muove nel solco dell’ordinario e del deja vu (già visto). Tanto che per scorgere qualcosa di nuovo occorre andare addirittura alla scorsa campagna elettorale, quella del 2004. Allora Bruni ci provò con l’idea della Danimarca: ovvero una città più ecologica e vivibile di quella lasciata da Veneziani. Idea discutibile ma certamente innovativa.

A cinque anni di distanza, però, quella proposta pare naufragata. Bruni ha tentato di realizzarla aprendo alcuni parchi e progettando una cintura verde attorno al capoluogo. Poi però ha dovuto fare i conti con le ristrettezze di bilancio e ha dato il via libera ad edificazioni colossali, tanto che oggi l’unica cosa di danese che abbiamo è via Copenhagen. Anzi, manco quella.

Qualora vincesse, nel prossimo mandato, ha detto l’attuale sindaco, continuerà quel che ha già messo in campo. Ovvero, una decina di piani d’intervento integrato e relative colate di cemento, con il rischio di un’insurrezione popolare dei residenti e buona pace del progetto di città vivibile originariamente elaborato.

Tentorio, dal canto suo, finora ha tenuto la linea dell’alter-Bruni. Ovvero quella che dice: “Se Bruni cementifica io non lo farò, se Bruni ha voluto le torri alla Sace io le abbasserò, se Bruni non vuole militari e poliziotti di quartiere io li metterò, se Bruni non vuole le telecamere io lo piazzo in tutta la città”. Ma di idee davvero nuove non se ne sono viste. Anzi, il fiore all’occhiello del centrodestra sembra essere la questione del nuovo stadio e della “Cittadella dello sport” alla Grumellina, datata 2002.

D’altronde, bastava un giro sabato pomeriggio fra gli astanti del Tentorio point per rendersi conto che si trattava per la maggior parte di volti noti, che in passato hanno già avuto a che fare con la politica locale e non. Difficile attendersi un guizzo innovativo da una classe politica dall’età media così avanzata. E d’altrocanto è assurdo pretendere da uomini impegnati a vario titolo in politica da quasi mezzo secolo una ventata di novità.

E qui siamo al problema fondamentale: cambiano i nomi dei partiti ma non c’è ricambio nella classe dirigente, né a destra né a sinistra. Nel centrodestra i pochi giovani rampolli hanno ancor meno idee nuove di quelli che dovrebbero sostituire. E certo non contribuirà alla crescita politica di Azione giovani fargli fare le veline che sbandierano il nome del candidato sindaco. Mentre a sinistra ci sono nomi nuovi ma con pensieri e prospettive retroattive, fortemente radicate negli schemi e nelle correnti del passato.

Il risultato è una pericolosa staticità, un granitico mantenimento dello status quo, che farà bene a qualcuno e l’interesse delle lobbies di destra e sinistra. Ma diventa estremamente penalizzante per la crescita della società e dell’economia bergamasca.

Stando al disinteresse e dalla diffidenza mostrati finora, però, pare che stavolta i bergamaschi si siano accorti che le facce e le promesse sono sempre le stesse. E allora c’è il timore che a vincere le prossime elezioni alla fine sia l’astensionismo. Con tanti saluti ai sondaggi e alla vittorie già scritte…

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