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Musica

Pooh: motivi personali dietro l’abbandono di D’Orazio

Di Redazione17 aprile 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ritratto di una band dal sodalizio quasi indivisibile

Ritratto di una band dal sodalizio quasi indivisibile

Ha scelto una lettera aperta per mettere fine a una sodalizio che durava da 38 anni. Ora è ufficiale: Stefano D’Orazio, il batterista, lascia i Pooh. Anzi come li chiama lui, gli amici per sempre.

C’era molta attesa, da parte dei fans e della stampa, per cercare di capire le motivazioni che hanno portato a questo addio, sorprendente. E dalla lettera di D’Orazio, francamente, si capisce poco se non che le strade professionali dei “fab4” italiani – capaci di vendere nella loro carriera 25 milioni di album e 23 milioni di singoli – si dividono definitivamente. Stop ai tamburi a sessant’anni suonati ha detto il batterista.

«Non è facile decidere di dire basta quando tutto va alla perfezione – scrive D’Orazio – quando il successo con la esse maiuscola non sembra essere ancora stanco di accompagnarti, non è stato facile per me e so per certo che non lo è stato neanche per i miei amici per sempre, ma ho sentito l’irrefrenabile bisogno di mettere un punto alla mia vita e voltare pagina. Il mio futuro non è più così lontano e tutte le altre cose che prima o poi mi ero promesso di fare pretendono di essere fatte».

D’Orazio smentisce le voci di dissapori con il resto della band e di buonuscite milionarie. Ma secondo alcuni attenti osservatori, dietro l’abbandono ci sarebbe un dissidio insanabile con il resto del gruppo. I Pooh d’altronde sono una vera e propria azienda, con strutture e dipendenti, e dove ogni componente del gruppo si è ritagliato un ruolo specifico al di là della produzione prettamente musicale. A D’Orazio spettava quello dell’uomo marketing. Mestiere che peraltro sapeva fare alla perfezione e a cui ha dedicato praticamente l’intera vita. Ma come in tutte le aziende spesso ci sono contrasti ai vertici. E nascono delle incomprensioni che presto non si possono più ricomporre.

I Pooh, tutti insieme, hanno negato questa versione. Con grande dignità si sono stretti l’un l’altro anche nell’incontro con la stampa in cui hanno dato l’annuncio della divorzio. E hanno ricondotto l’uscita del batterista a un travaglio interiore che dura da oltre un anno. E che alla fine ha preso il sopravvento.

Certo l’addio di D’Orazio è una botta per i Pooh. Facchinetti, Battaglia e Canzian nelle ultime interviste sembravano sotto choc. Ma difficilmente il gruppo più amato d’Italia si scioglierà. Come ha scritto Mario Luzzato Fegiz sul Corriere della Sera, i Pooh finiranno solo quando morirà uno di loro. Probabilmente non è andato molto distante dalla realtà. Com’è probabile che Battaglia e Facchinetti moriranno sul palco, tanto sono legati alla loro musica. «Dobbiamo prima interiorizzare la nostra nuova situazione e poi vedremo che strade prendere», hanno spiegato gli altri musicisti del gruppo.

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