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Cultura

Le piaghe d’Egitto? Dovute a eruzioni vulcaniche

Di Redazione14 aprile 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Raffigurazione della quinta piaga d'Egitto

Raffigurazione della quinta piaga d'Egitto

Molti di voi le ricorderanno dai libri di scuola. Ma oggi le dieci terribili piaghe d’Egitto, le catastrofi naturali descritte nel libro dell’Esodo e che costrinsero il faraone a mollare la caccia a Mosè e al suo popolo, potrebbero avere una spiegazione scientifica.

Per secoli si è pensato che si trattasse semplicemente di “fantasia”, dal momento che delle piaghe non c’è menzione in alcun geroglifico dell’antico Egitto e soprattutto nessuno scienziato ha mai trovato prove della loro esistenza. Le vicende sono riportate, però, con dovizia di particolari – “Grandinata così violenta non c’è mai stata”, “le acque del Nilo si mutarono in sangue”, “le rane uscirono e coprirono l’Egitto”, “un’imponente massa di mosconi entrò nella casa del faraone” – nel libro dell’Esodo, appunto.

E proprio da qui è partita Barbara Siversten, una geologa dell’Università di Chicago, che sostiene di aver trovato le motivazioni scientifiche che sono alla base delle celebri piaghe.

Nel suo libro “The Parting of the Sea”, la separazione del mare – edito dalla Princeton University Press-, la studiosa avanza la sua teoria, secondo cui ciò che 3.600 anni fa sconvolse l’Egitto, compreso il passaggio attraverso il Mar Rosso, fu in realtà frutto di una serie di fenomeni climatici tipica delle eruzioni vulcaniche.

Secondo la studiosa, tutto cominciò con due enormi esplosioni nel Mar Egeo. La prima scatenata nel 1.628 aC dal vulcano dell’isola greca di Santorini. Ovvero proprio nella data del primo esodo biblico. Stando alla ricerca, l’esplosione avrebbe diffuso nel cielo ceneri e polveri acide che grazie al trasporto dei venti sarebbero arrivate fino in Egitto provocando le tenebre e le grandinate citate nei testi sacri.

Lo stesso vale per la morìa del bestiame e gli sciami d’insetti, tipici effetti degli sconvolgimenti climatici provocati dallíeruzione. Le acque arrossate poi sarebbero il risultato di un aumento delle erbacce rosse che proliferano al deposito di ceneri vulcaniche. Le stesse ceneri acide che avrebbero contaminato l’acqua provocando la fuoriuscita delle rane.

Quanto alla morte dei primogeniti egiziani, la terribile maledizione sarebbe dovuta alla contaminazione dei prodotti della terra che, avvelenati dalle polveri acide, avrebbero causato morti a profusione. Si trattava oltretutto di cibo che agli ebrei non era consentito toccare.

Il secondo episodio, quello più legato al passaggio del Mar Rosso, sarebbe invece da far risalire a una seconda eruzione, avvenuta nel 1450 a.c. sull’isola di Yali. L’esplosione del vulcano diversi tsunami che raggiunsero il Mar Rosso. Si spiegherebbero così le onde improvvise e gigantesche che travolsero l’esercito del faraone, impegnato a inseguire Mosè e il suo popolo.

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