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Salute

Dai gatti una speranza contro la sclerosi multipla

Di Redazione6 aprile 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Immagine al microscopio della mielina

Immagine al microscopio della mielina

Si dice che i gatti abbiamo sette vite. Ma a quanto pare, dietro al proverbio si nasconderebbero risvolti interessanti per le persone ammalate di sclerosi multipla. Una ricerca americana ha infatti dimostrato che i felini domestici hanno la capacità di “riaggiustare” da soli la mielina, la sostanza gelatinosa che avvolge le fibre nervose e le protegge.

Lo studio, effettuato dall’Università di Wisconsin-Madison, è stato pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Secondo quanto riportato, i gatti sarebbero in grado di invertire il progesso di degenerazione della mielina che, nell’uomo, una volta attaccata e distrutta dal sistema immunitario, provoca malattie come la scelorosi multipla.

A condurre la ricerca è stato Ian Duncan, membro americano del “Mielin Project”, un progetto internazionale che finanzia la ricerca nell’ambito delle malattie rare, neurologiche e demielinizzanti. La melina, più conosciuta come la “materia bianca” del cervello, del cervelletto e del midollo spinale, agisce da isolante sulle fibre nervose impedendo che gli impulsi elettrici cerebrali si disperdano.

Lo studio è stato realizzato su alcune gatte in gravidanza. Per un periodo di circa tre mesi e mezzo, sono state soggette a una dieta particolare che ha fatto perder loro la guaina mielinica, con conseguenze gravi come la paralisi e disturbi motori e visivi. Dopo aver sospeso la dieta, gli animali hanno recuperato le funzioni precedenti. Dalla biopsia è poi risultato che la guaina mielinica si era aggiustata da sola.

La ricerca apre prospettive, potenzialmente interessanti, anche per gli otto italiani su 100mila che soffrono di sclerosi multipla. Anche se la cautela, in questo campo, è d’obbligo. Sono molte infatti le differenze neurologiche fra uomini e gatti. Negli esseri umani la mielina danneggiata viene persa definitivamente. Al suo posto restano cicatrici chiamate “gliosi” che le fibre neuronali cercano di aggirare creando nuovi collegamenti, e scavalcando la “guaina” danneggiata. Nei gatti invece la situazione è risolta senza bisogno di creare nuove diramazioni.

Resta poi da vedere cosa acade quando il danno è genetico e non indotto da condizioni esterne, come in questo caso. Tuttavia, gli scienziati americani sono fiduciosi: “Il punto fondamentale – ha detto Duncan – è che il nostro studio dimostra come la rimielizzazione possa davvero portare alla cura di molte patologie neurologiche. Insomma il sistema nervoso centrale ha la capacità di riparare se stesso. Per ora abbiamo riscontrato questa possibilità nei gatti. Ma lo stesso meccanismo potrebbe funzionare anche sull’uomo”.

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