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Editoriali Politica

Pd: le mille anime di una partito autodistruttivo

Di Redazione19 febbraio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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il complicatissimo schema del Partito democratico

BERGAMO — Veltroni se n’è andato, il partito democratico è allo sfascio, l’elettorato di centrosinistra è stordito, confuso e abbandonato e le elezioni sono alla porte. In città Bruni punterà tutto sul suo seguito personale, alzando una cortina fumogena per nascondere i suoi legami con il Pd e mostrare il minor attaccamento possibili a una partito che, a dire il vero, non è il suo ma rischia di fargli più male del previsto.

In molti in questi giorni hanno analizzato le ragioni che hanno portato all’abbandono di Veltroni, padre di un progetto riformista troppo vago e mai andato a termine. I meriti politici dell’ex sindaco di Roma sono indubbi: ha cercato di modernizzare un sistema politico che segna il passo, con coraggio. Peccato che non abbia fatto i conti con i grandi vecchi che di lasciare poltrone e potere proprio non hanno alcuna intenzione.

Veltroni, ricorderete, rifiutò di far salire sulla barca del Pd Ciriaco De Mita. La mossa fu salutata come un passo verso un nuovo modo di fare politica. Purtroppo, al di là delle iniziative di facciata, il Partito democratico covava e cova in sé i germi di un’autodistruzione implicita, che deriva dalla sua natura, dalla sua origine origine, dalle numerosissime anime che lo compongono. Anime che sì hanno deciso una convergenza nel Pd ma che, all’atto pratico, non sono mai diventate il Pd. Anzi hanno continuato a fare i comunisti nel Pd, la margherita nel Pd, i socialisti democratici nel Pd e così via, la sinistra repubblicana nel Pd, i repubblicani nel Pd con una ridda di posizioni distintive ribadite ad ogni minima occasione. 

Ora, il numero di partiti e movimenti che sono stati  inclusi (taluni pena sparizione) nel Partito democratico è sbalorditivo: sono almeno 17. Mancano solo una tribù sioux e un clan di armeni e il quadro è completo. Guardate la mappa qui di lato e vi renderete conto che, con una galassia politica del genere, ulteriormente frammentata in correnti e personaggi in cerca d’autore e visibilità,  il tentativo di Veltroni era destinato a fallire in partenza. 

Lo ha capito bene Bruni che, in una città pur piccola ma piena di anime diverse come Bergamo, ha deciso di fare una lista di fedelissimi che porta il suo nome, che dipende unicamente da lui e di cui è il padrone incontrastato. Gli altri, dunque, dovranno andare al traino. La scelta, politicamente, è azzeccata. Il sindaco però dovrà fare il conto con il vento nazionale che in questo momento spira decisamente da un’altra parte.

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