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Bergamo

Processo Rossattini: le parti civili chiedono maxi-risarcimento

Di Redazione27 gennaio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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Dura battaglia nel processo Rossattini

CENTRO CITTA’ — E’ battaglia aperta al processo che vede imputati l’ex direttore degli Ospedali Riuniti Stefano Rossattini e altre sette persone del suo entourage per un presunto giro di tangenti avvenuto fra il 1998 e il 2003.

Al’ultima udienza del 26 gennaio, la parola è toccata prima alle parti civili, poi alla difesa. Dalle parti civili sono fioccate fior di richieste per “danni morali e d’immagine” subiti dagli enti coinvolti. Danni amplificati  dalla risonanza che la vicenda ha avuto sui media.

E così l’Asl di Bergamo, rappresentata dall’avvocato Marco Zambelli, ha chiesto 370mila euro. Gli Ospedali Riuniti, per voce dell’avvocato Antonio Maria Galli, ne hanno chiesti altri 150mila. La Regione Lombardia, rappresentata dall’avvocato Antonella Forloni, ne vuole a sua volta 200mila. Totale, circa 720mila euro a titolo di risarcimento.

Le parti civili non hanno avuto dubbi. Secondo loro ci sarebbe stata corruzione evidente nei rapporti tra Rossattini e l’architetto Benvenuto Bonacina. Secondo la ricostruzione, Rossattini avrebbe dato al Bonacina l’incarico di ristrutturare tre consultori dell’Azienda sanitaria locale. Per far questo avrebbe spezzettato l’importo totale, in modo da non superare il tetto che rendeva obbligatoria la gara d’appalto. A testimoniarlo ci sarebbero le tre delibere firmate dal direttore dei Riuniti, invece che una sola. Sempre secondo questa tesi, in cambio del favore Bonacina – accusato di concorso in corruzione – avrebbe pagato a Rossattini 50 milioni di vecchie lire.

Di tutt’altra opionione la difesa di Bonacina. L’avvocato Marco Pievani ha detto che i 50 milioni erano un prestito che Rossattini avrebbe restituito nel giro di un anno. I soldi, inoltre, sono transitati sui rispettivi conti correnti, alla luce del sole, senza mascherare l’operazione. E quindi, secondo la difesa, non poteva trattarsi di una tangente.

Pievani ha chiesto l’assoluzione “per mancanza della prova della corruzione”. Inoltre, i legali di Bonacina hanno avanzato l’ipotesi della prescrizione “perché l’episodio risale a più di sette anni e mezzo fa”. L’udienza finale, in cui parleranno i difensori di Rossattini prima della sentenza, è fissata per il 23 marzo.

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