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Editoriali

Parcheggio Città Alta: l’inutile visita di Sgarbi

Di Redazione21 gennaio 2009 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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Vittorio Sgarbi

BERGAMO — Signori, consenteci: ma chissenefrega di quello che pensa Sgarbi sul parcheggio sotterraneo alla Fara. Non avevamo certo bisogno di un polemista televisivo per vedere quello che da mesi è sotto gli occhi di tutti: ovvero una ferita inenarrabile sulle pendici di Città Alta. 

La visita sul posto di Sgarbi, richiamato nella nostra città da altri lidi (e non si è capito in qualità di che) non ha fatto altro che distogliere l’attenzione da quello che è il vero problema: l’idea di costruire un parcheggio sotto Bergamo Alta è, perdonate il termine, una “nefandezza” da qualunque parte la si veda, e non andava messa in atto.

Non serve chiedere a un esperto di acque minerali cosa pensa di un alluvione, come non serve chiedere a un critico d’arte cosa pensa di un disastro ambientale perpetrato in uno dei contesti storici più belli d’Italia. 

La risposta è fin troppo ovvia e non aggiunge nulla all’entità del problema. Anzi, gli sottrae l’attenzione. Sgarbi è arrivato, e le telecamere sono state tutte per lui. Lui in quanto personaggio e non paladino improvvisato di una causa di cui si dibatte da mesi. Come da copione ha fatto le sue rimostranze e poi se n’è andato a fare una legittima passeggiata nel centro storico. 

La ferita nella montagna, invece, è ancora lì, indelebile. Quasi a futura memoria di uno scempio ambientale che non ha precedenti nella nostra città. Domandate ai residenti che vivono con la paura di una frana sulla testa se l’altra notte hanno dormito più tranquilli perché è arrivato Sgarbi. 

Quindi, per favore, non scherziamo. Non attribuiamo capacità divinatorie a chi è terreno. Non facciamoci prendere per l’ennesimo volta dalla sindrome di Striscia la notizia, con l’arrivo della tv che risolve ogni cosa. 

La realtà, lassù, non è cambiata di un millimetro rispetto al giorno prima. Anzi, se possibile, è ancor più compromessa.  Sì perché, se mai Bruni avesse avuto in cuor suo la voglia di stoppare il progetto, ora non lo farà più, visto che all’opinione pubblica suonerebbe come una vittoria di Sgarbi e soci. 

L’arrivo del polemista, dunque, è stato un autogol per chi voleva difendere veramente la zona da quel mostro di cemento. E francamente è servito solo alle manovre propagandistiche di qualche personaggio locale dalle bizzarre aspirazioni.

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