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Editoriali

Doni testimonial fair-play: ma ci faccia il piacere…

Di Redazione9 dicembre 2008 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Doni protesta per un fallo non fischiato

Un polemico Cristiano Doni

BERGAMO — Nella vita c’è un limite a tutto. Quindi lasciatemi dire che la scelta di Cristiano Doni come testimonial del progetto Fair play della Provincia è quantomeno inopportuna.

Nulla da eccepire sulle qualità tecniche del giocatore. Anzi, talune giocate del capitano atalantino meriterebbero considerazione ben oltre i confini bergamaschi, a livello nazionale. Ma quando si parla di fair play, Doni davvero non sembra il più adatto a testimoniare comportamenti ispirati alla benevolenza.

Il nerazzurro è noto in tutti gli stadi d’Italia per la sua irascibilità e per la scarsa capacità di controllo sui nervi suoi e degli altri. Numerose sono state le sue espulsioni per proteste o insulti nei confronti di giocatori e arbitri. Altrettanto note sono le sue intemperanze verbali.

Frutto di grinta, direte. Può darsi. Ma da qui a farne un esempio di garbo e lealtà sul campo ce ne corre. Sì perché il progetto Fair play – foraggiato con denaro pubblico – è stato avallato dalla Provincia (con il presidente Bettoni presente e sorridente) con «l’obiettivo di proporre ai giovani un modello di tifo corretto e di partecipazione leale agli eventi sportivi”.

Forse qualche amministratore locale ci ha presi per pecoroni, disposti a ingoiare tutto. Ma la scelta di Doni, diciamolo, è una contraddizione in termini, uno scivolone, un insulto all’intelligenza delle persone e alla realtà dei fatti. Se n’è reso conto persino il giocatore, che ha avuto parole di stupore e imbarazzo che gli fanno onore.

Ora, va bene che Doni è nel cuore dei tifosi. Va bene che in molti stanno cercando di spianargli la strada per un dopo-carriera da personaggio pubblico. Va bene anche che farsi fotografare con i calciatori giovi ai politici. Ma fare del capitano nerazzurro un esempio di sportività in campo è come chiedere a Zidane di fare da testimonial a un’azienda di caschi. O, per metterla in politica, come dare a Stalin il Nobel per la pace. Ma ci facciano il piacere!

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