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Editoriali Università

Università: dietro gli attacchi, la guerra di successione

Di Redazione16 luglio 2008 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'attuale rettore dell'Università Alberto Castoldi

L'attuale rettore dell'Università di Bergamo Alberto Castoldi

BERGAMO — Prima le polemiche sul ruolo che dovrebbe avere l’Università nell’economia bergamasca. Poi quelle sul campus senza soldi. Poi l’attacco diretto, financo personale, di Mario Mazzoleni (Confindustria Bergamo) al rettore e a quell’ateneo che “genera bamboccioni”. E infine le polemiche, a dir poco strumentali, sulla classifica delle Università stilata dal Sole24ore. Pare proprio che il mondo economico locale stia andando alla guerra contro Alberto Castoldi, numero uno dell’ateneo bergamasco.

Dopo aver collaborato per anni, in progetti condivisi, sembra che le strade dell’Unione industriali e dell’attuale rettore siano destinate a dividersi. Gli industriali – o almeno quelli più oltranzisti – non vedono di buon occhio l’impostazione tendenzialmente umanistica dell’università di Castoldi. Preferirebbero, peraltro dopo aver ottenuto molto, ulteriori facoltà scientifiche. “Meno psicologi, più ingegneri” sembra essere il motto dell’Unione industriali bergamasca che fino a ieri era andata a braccetto con il rettore, incamerando “Ingegneria”, “Giurisprudenza”, oltre alla già presente “Economia”.

E lui Castoldi (nella foto), cosa dice? Si difende in maniera un po’ goffa. Sostenendo che la città non capisce l’università. Un’università che, detto fuori dai denti, è fatta di una classe dirigente che tende molto ad arroccarsi al suo personale concetto di cultura.

Certo è, però, che all’attuale rettore vanno riconosciuti dei meriti. Castoldi, dopo oltre 10 anni di rettorato, rivendica giustamente di aver fatto del nostro ateneo un punto d’eccellenza in diversi settori, soprattutto umanistici (settori che purtrppo non portano grandi soldi). Di aver fatto crescere il numero degli studenti ed aver portato a casa finanziamenti pubblici anche in periodi di vacche magre. E’ fuori di dubbio che, sebbene a volte ci siano stati dei problemi, l’Università di Bergamo in questi anni sia cresciuta sotto tutti i punti di vista. Certo il campus non è arrivato. Mancano un bel pacco di soldi (50 milioni di euro) che si potevano trovare, se solo questo strano “mondo a parte” che risponde al nome di Bergamo facesse squadra per una volta, come accade nelle province vicine.

Ingenerose sono le classifiche del Sole24ore sulle Università italiane (Bergamo 41esima su 60). Ingenerose le ha definite Castoldi perché paragonano realtà diverse, fanno conto dei soli numeri e non danno alcuna indicazione della qualità degli insegnamenti. Il bello è che un parte degli industriali attacca – abbastanza impropriamente – il rettore proprio sulla qualità della didattica, mettendo così a nudo un’incomunicabilità di fondo. “Sarebbe ora che si cominciasse a puntare un po’ meno sui numeri e un po’ più sulla qualità dei corsi” ha sbottato Mazzoleni in un recente summit degli industriali. E Castoldi che replica: “Chiacchiere da bar”.

Certo è che le classifiche del Sole24ore, peraltro riferite al 2005, sono state utilizzate ad arte per sferrare un nuovo attacco – a mezzo stampa – all’Università bergamasca. Un’ennesima bordata alla fortezza di Castoldi, il cui mandato è in scadenza. Dal prossimo novembre, infatti, cominciano le consultazioni, a cui seguiranno le elezioni del nuovo rettore e della nuova classe dirigente dall’ateneo. E la partita si gioca tutta qui.

Dall’aria che tira, l’Unione industriali difficilmente “tiferà” per l’attuale rettore. Radio gossip lo dà già per spacciato. Sulla vicenda peseranno anche poteri esterni a Bergamo e provincia, politica compresa. Tutto è possibile. Castoldi ha già mostrato doti di recupero notevoli e una capacità di mediazione fuori dal comune. Ma pare che diversi ambienti locali abbiano già trovato il loro candidato ideale. Si tratta dell’attuale preside della facoltà di Scienze della Formazione, Ivo Lizzola. Lizzola ha preso lo scettro di Mauro Ceruti (finito in parlamento con i democratici), è ben visto dall’establishment bergamasco e ha cominciato a far capolino sulle corazzate mediatiche locali (che peraltro sono di proprietà dell’Unione industriali e non solo).

Insomma, la corsa al rettorato, una delle poltrone più ambite di Bergamo è appena cominciata. E c’è da scommettere che fra sgarri e sgambetti (spesso mascherati da etica e grandi valori) ne vedremo delle belle.

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