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Economia Isola

La Legler messa in liquidazione

Di Redazione14 luglio 2008 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Vista dall'alto della fabbrica di Ponte

La Legler, un paese nel paese

PONTE SAN PIETRO — Le nubi minacciose non sono ancora passate. Anzi, per la Legler e i rispettivi lavoratori il futuro è ancora incerto e più fosco che mai. Ieri l’assemblea degli azionisti ha votato la messa in liquidazione volontaria della società.

Le prospettive di salvataggio per il gruppo tessile, affossato da una gestione a dir poco discutibile del managment, sono francamente al lumicino. Nei prossimi giorni il consiglio d’amministrazione deciderà anche la sorte delle due controllate sarde. Sull’isola l’attività è ormai ferma da tempo e la messa in liquidazione pare inevitabile.  

Se in Sardegna l’attività è praticamente morta, in provincia di Bergamo è moribonda. La fabbrica storica di Ponte San Pietro, croce e delizia dell’industria bergamasca per quasi mezzo secolo, funziona a regimi ridotti. Ma molto ridotti, quasi nulli. Attualmente dei 360 dipendenti ne sono al lavoro solo una cinquantina. Per gli altri Ë arrivata la cassa integrazione, almeno fino a novembre compreso.

Poi, se nessun acquirente si farà avanti, il futuro dei lavoratori (e delle rispettive famiglie) si prospetta davvero nero. La chiusura della più grande fabbrica dell’Isola – una città nella città, senza contare l’indotto -, potrebbe tradursi in un disastro economico di proporzioni epocali, con ricadute sociali molto rilevanti con cui la politica (locale e non) dovrà, volente o nolente, fare i conti. 

Intanto, i conti li ha fatti il consiglio di amministrazione. La messa in liquidazione sembra infatti essere il preludio a un’ulteriore riduzione di attività. La proprietà non ha ancora individuato un piano industriale credibile per il rilancio dell’azienda. Quindi tergiversa, in attesa dell’arrivo di un nuovo imprenditore – o di una cordata – sempre paventata ma finora mai uscita allo scoperto

Sullo sfondo, però, potrebbe esserci una enorme speculazione edilizia. L’area su cui sorge attualmente la fabbrica è molto appetibile dal punto di vista immobiliare. E si sa, i palazzinari non guardano in faccia a nessuno.

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