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Editoriali

Ma la torre di risalita serve davvero?

Di Redazione20 giugno 2008 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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La Torre di risalita in Città Alta

La faranno, s’intuisce, a tutti i costi. La torre con l’ascensore per salire a Bergamo Alta, idea di Fabio Postani di uno studio di architettura di Genova, è stata presentata questa mattina a Palazzo Frizzoni. 

Rispetto al progetto iniziale, che aveva scatenato polemiche a non finire, ci sono alcune modifiche. La principale è che invece di una struttura metallica, la torre sarà ricoperta di legno. Il che dovrebbe essere un po’ più compatibile, almeno visivamente, con ciò che le starà a fianco: ovvero i bastioni della mura venete. 

Detto fra noi, quella struttura che verrà piazzata accanto alle mura ricorda tanto le torri d’assedio medioevali. Ovvero quelle torri che venivano utilazzate per assaltare le fortificazioni avversarie. Colpivano per la loro imponenza e la loro altezza, superiore a quella delle mura della città assediata e avevano una passerella per portare i soldati al di là delle mura. Esattamente come quella progettata per Bergamo all’alba del 2008. Solo che le torri d’assalto sono state inventate in età classica, nell’Antica Roma e utilizzate già a Numanzia nel 133 a.C., ad Avarico nel 52 e a Gerusalemme nel 70. Sono passati 2000 anni ma non sembra. Per dirla alla latina: de gustibus non disputandum est, se è vero come è vero che l’amministrazione comunale intende costruire quella “cosa” accanto ai bastioni di Sant’Agostino.

Il progetto assicura che il percorso d’accesso alla Torre da via Baioni verrà effettuato in trincea, coperto ma trasparente per consentire alla luce del sole di filtrare. L’ascensore poi sarà ricoperto di legno, con punti di trasparenza che consentano di spaziare con lo sguardo sul panorama della Città Bassa. Intanto, via libera al parcheggio su via Baioni con il percorso che dovrebbe portare allo stesso ascensore.

Per accedere all’ascensore bisognerà effettuare un vero e proprio taglio nella collina. Il percorso pedonale, lungo più di 60 metri, è realizzato ai piedi di un canyon scavato partendo dalla pista ciclabile.  L’ascensore, che dovrebbe costare intorno ai 3,5 milioni di euro. Avrà una capienza massima di 678 passeggeri all’ora e ci metterà 46 secondi in tutto per compiere il percorso di salita o discesa.

Ora però sorgono spontanee alcune domande. La torre può piacere o meno, ma qual è la sua vera utilità? Intendiamoci: se è fatta per gli studenti che salgono all’università, è troppo lontana. La maggioranza degli studenti arriva dalle stazioni del centro. Credere che attraversino tutta la città, fino a raggiungere via Baioni, per poi risalire con l’ascensore è una pia illusione. Soprattutto quando c’è la funicolare più a portata di mano. 

Se è fatta per i turisti, invece, è arcinoto che inglesi, tedeschi, francesi e quant’altro, adorano la risalita con la funicolare che porta direttamente al cuore di Città Alta: quindi nisba.

Se infine è dedicata a chi di solito accede a Bergamo alta in macchina, è un’altra partita persa. Sperare che lascino l’auto in via Baioni (a pagamento?), salgano sull’ascensore – che detto per inciso trasporta 13 persone alla volta con prevedibili code per salire -, sbarchino sugli spalti di Sant’Agostino, quindi a piedi risalgano fino a Piazza Vecchia,  si rivelerà un tour de force che solo Messner sarebbe disposto a fare. Quindi sarà un buco nell’acqua. I parcheggi della Croce rossa di Longuelo, sempre vuoti, evidentemente non hanno ancora insegnato nulla..

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